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GIORNATE DI PRIMAVERA FAI

Vi segnaliamo gli eventi organizzati il 15 e 16 maggio in occasione delle Giornate di Primavera FAI che vedranno coinvolte opere di Francesco Tabusso.  📍A Milano visite guidate esclusive della Chiesa di San Francesco al Fopponino, progettata da Gio Ponti, che ospita il ciclo pittorico di Tabusso costituito da «Il Cantico delle Creature» la più grande Pala d’altare del Novecento e gli 8 Trittici dedicati alla Preghiera del Santo. Prenotazione obbligatoria a questo link https://www.fondoambiente.it/luoghi/chiesa-di-san-francesco-d-assisi-al-fopponino?gfp 📍A Torino – in occasione del sessantesimo anniversario della grande Esposizione di Italia ’61, è prevista un’eccezionale apertura al pubblico del Campus ONU che ospita le opere che Tabusso, insieme a Saroni e Paulucci realizzò per il Palazzo del Lavoro. Riportate alla luce e restaurate, si possono ammirare alle pareti dell’International Training Centre of the ILO, nel nuovo Centro Congressi del Padiglione Piemonte. Prenotazione obbligatoria a questo link https://www.fondoambiente.it/luoghi/campus-onu?gfp

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Colore

E volta a volta traversando il bellissimo Piemonte da Torino a Chieri e Asti, o nella valle di Susa o verso Vercelli tra i risi e i prati opulenti, ci vien fatto di scoprire le forme, gli episodi, i ritmi, le cadenze, i colori inventati da Tabusso. E riconsciamo il ciliegio con la scala appoggiata al tronco, il cacciatore pronto sulla quaglia frullante ai margini del granturco o ai limiti del campo, il taglio di un orizzonte, le curve di una collina, la fattura di una casa o di un tetto. Sarebbe così anche se volessimo recuperare in Inghilterra o in Russia quelle situazioni da cui Tabusso ha preso le mosse per alcuni dei suoi quadri più incantati. E ciò anche se i giocatori di bocce della sua Rubiana distesa e raccolta nella morbida conca a ridosso delle grandi montagne, sono parenti molto stretti delle guardie reali di Londra o dei contadini delle pianure di Russia. Piercarlo Santini, dalla presentazione della mostra a Lucca del 1960

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29 gennaio

Ha aspettato una delle più copiose nevicate degli ultimi vent’anni per andarsene. Ha voluto assicurarsi che le scuole fossero chiuse, la circolazione difficile, qualcuno a costruire pupazzi al Valentino o giocare a tirarsi palle, come usava quando eravamo ragazzi, che la fioca era un pretesto per guardare fuori dalla finestra e divagare coi pensieri. Non uscire di casa, mettersi addosso un plaid, bere un te caldoe gioire della morsa dell’inverno. I rumori attuti, il caos dimenticato, un inconsueto silenzio. Il momento migliore per dire addio alla Crocetta, sollevarsi dalla terra e volare via come un omeno del suo amato Chagall. Francesco Tabusso ci ha lasciati domenica 30 gennaio, quando Torino si risvegliava assonnata e coperta da un manto bianco. La sua città gli ha regalato l’ultima nevicata, il soggetto prediletto della sua pittura, quello che amici e collezionisti amavano di più, nonostante sia stato autore di quadri altrettanto efficaci e intensi. È vero, quando scompare un artista antico come era lui, c’è il rischio di ricordarlo con troppa nostalgia, prigionieri di quel sentimento d’antan che se non riesce a riportarci indietro nel tempo almeno ci regala l’illusione dell’eterna giovinezza. Emerse, lui strenuamente figurativo, nella stagione dell’Informale astratto con i suoi coetanei [...]

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